Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Kyōto è fatta per restare

Ci sono canzoni che esistono da sempre, che sono diventate pietre miliari per una qualche ragione. Ancor prima di ascoltarle, si sa già che rievocheranno qualcosa dentro di noi, quel qualcosa che in fondo ci ha spinto a ricercarle dopo anni.

Mi è capitato di recente con "Una canzone per te" di Vasco, che ricollego inconsciamente a una vacanza in Calabria, un canottino per il mare della Disney che adoravo e mia madre con la sua permanente anni '80.

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Lo scorso weekend, in preda al desiderio di sfuggire alla frenesia tokyota, io e K. abbiamo trascorso due giorni nella città della tradizione giapponese per eccellenza: Kyōto.

Lui non era mai stato al Ginkakuji 銀閣寺 (il padiglione d'argento), né al Kinkakuji 金閣寺 (il padiglione d'oro) e io volevo rivedere il Kiyomizudera 清水寺, che per qualche anno è stato chiuso al pubblico per restauro. 

Il Kiyomizudera, per chi non lo sapesse, è un tempio collocato su un'altura a strapiombo, per cui lanciarsi dal suo parapetto sarebbe morte certa.

K. guarda il precipizio sulla valle sottostante e mi regala un proverbio, un'altra perla in questa lingua che mi ostino a studiare giorno dopo giorno, sacrificando il sonno all'alba.

清水の舞台から飛び降りる (Kiyomizu no butai kara tobioriru), dove il verbo tobioriru vuol dire gettarsi, lanciarsi. Allora questo posto è diventato per molti quello del coraggio, ingrediente fondamentale per tutte le decisioni che rappresentano insieme un azzardo e un rischio.

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È stato un viaggio semplice, breve e poco organizzato. Guida alla mano e via! Ma si sa che le cose più belle, a volte, son frutto proprio del caso. Così ci siamo ritrovati a visitare due templi, di cui non conoscevo (ammetto) l'esistenza: il Shimogamo jinja 下鴨神社 e il Kitanotenmangū 北野天満宮. Quest'ultimo, mi viene spiegato, ospita la divinità delle scienze e del sapere (学問の神様, gakumon no kamisama), ecco perché sono molti gli studenti che vi si recano per pregare: "Fai che passi l'esame!", "Fai che entri all'università XX!", recitano le innumerevoli tavolette votive appese, dove la preghiera si declina nel giapponese 〜ますように (-masu youni).

E mentre ci spostiamo tra un vicolo e l'altro, non posso fare a meno di notare quanto Kyōto sia certezza e memoria in questo paese. Perché nel cambiamento che è connaturato alla tecnologia, al sapere e alla vita in ogni sua forma, lei rimane sempre uguale a se stessa, come fosse immune al progresso o l'avesse rifiutato deliberatamente. Niente luci psichedeliche, niente led, né grattacieli in Tōkyō style.

Ecco, Kyōto è un po' come "Una canzone per te" e quelle melodie che puoi non ascoltare per anni, ma che quando te ne ricordi e le ripeschi nella tua playlist, sai che non ti deluderanno perché sono eterne, proprio come certe emozioni sopite.

Kyōto è compatta, stretta tutta intorno al suo passato e alla sua storia e ancora, soprattutto, fedele a quello che è sempre stata: memoria.

Ritrovare gli stessi negozi, gli stessi scorci, fors'anche gli stessi commessi, sarà del tutto normale da queste parti, perché lei, Kyōto, è fatta per restare a dispetto del tempo che scorre inesorabile. E questo è ciò di cui i giapponesi (e non solo loro) hanno bisogno: qualcosa che rimanga nonostante tutto, nonostante gli errori dell'umanità, nonostante l'evoluzione che si lascia dietro anche le cose più belle.

Kyōto è prova di quanto sia fondamentale il ricordo di quello che è stato, che può essere ancora e sempre, perseverando nella gentilezza, nella civiltà, nell'educazione e nel buon senso, valori che vanno preservati, sottratti alle intemperie del tempo. Perché si può solo andare avanti, certo, ma ciò non toglie che per farlo bene occorrono basi, per l'appunto, eternamente intaccabili. 

Vasco Rossi-Una canzone per te - YouTube

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