Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: 令和 o la bellezza dell'armonia

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Aprile è arrivato su un tappeto di sakura, colorandosi di rosa e di bianco.
Il mese degli inizi per eccellenza, qui nel Giappone delle ripartenze, del cambiamento sempre in atto. Quest'anno, poi, aprile è stato anche il mese di Reiwa 令和.
Così è stata denominata la nuova epoca, proclamata in seguito all'abdicazione dell'attuale imperatore, e che prenderà formalmente il via dal primo maggio.
Su tutti i documenti ufficiali, il trentunesimo anno dell'era Heisei 平成 verrà sostituito con la dicitura 元年 gannen (lett. anno d'origine), affiancato dal nome della nuova.
L'aspettativa si avverte tutta tra quei tratti, che ancora una volta celano il senso ultimo del vivere quotidiano in Giappone.
Rei 令, mi insegna K., non è solo il comando di meirei 命令, ma anche la bellezza pura di reijō 令嬢 e la buona reputazione (lett. il buon nome) di reimei 令名.
Wa 和 è invece quello di armonia, pace e concordia, ma anche di tutto ciò che il Giappone rappresenta: washoku 和食, il cibo giapponese; wafuku 和服, l'abito tipico, il kimono; washiki 和式, più in generale lo stile giapponese. Quasi come a voler dire che il Giappone è tutto un'armonia vivente.
Reiwa, dunque, è la bellezza della pace, che è anche ordine, rispetto e disciplina
Molti si sorprendono dell'educazione giapponese, dei modi di fare quasi sempre gentili e garbati. Spesso si critica la freddezza, la rigidità, la forma di questo popolo, talvolta tacciato di impersonalità e ipocrisia. Nulla di più inesatto.
Senza un minimo di disciplina e rigore, la società cadrebbe nel caos più totale, vittima dell'egoismo più becero. Nessuno rispetterebbe il prossimo, se non il proprio io, lasciando ad altri il compito di mettere a posto. Nessuno sarebbe in grado di provare gratitudine, perché il pensiero che tutto gli sia dovuto avrebbe il sopravvento. Nessuno cederebbe il posto in treno, perché "mi spetta di diritto!" sarebbe il primo pensiero.

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Senza un minimo di educazione al sapersi contenere, al saper domare i propri istinti che ci rivelano poi per quello che siamo nella sostanza, animali, tutto quello che il Giappone è adesso e che molti decantano all'estero, meravigliandosene e intessendone le lodi, non esisterebbe. E la risposta a questa meraviglia è tutta racchiusa in quei due kanji: 令和, la bellezza della pacedell'armonia. Una bellezza che si fa anche educazione all'ordine, come a voler spiegare a uno sguardo superficiale e disattento che la pace non è data da una libertà assoluta, da un io che prevale sempre e comunque sull'altro, ottenendo quello che ha bramato a discapito del prossimo, bensì dal suo esatto contrario.
Per ogni io che vince, c'è un tu che perde. Per ogni io che gioisce, c'è un tu che soffre. Allora, reiwa insegna ad entrambi, l'io e il tu, la bellezza del rispetto reciproco. Insegna ad essere meno ansiosi nel desiderare la felicità, perché la si può ottenere anche senza pestare i piedi al prossimo e spintonare chi ci sta davanti. Nella pratica, si può comprare il gelato anche aspettando pazientemente il proprio turno, mantenendo la fila.
La chiave della serenità sta nel saper attendere, nel non pretendere che ogni cosa ci venga concessa o ci venga concessa all'istante. 
Reiwa non è dunque solo un nome da dare a un'era, ma è piuttosto il principio che ad essa vuole accompagnarsi, con l'augurio che ognuno di noi capisca e comprenda il senso ultimo del vivere insieme.
 
* Gli scatti meravigliosi sono di Imkq60 Photos
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