Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

La primavera in anticipo (16.03.2019)

Lei ha le labbra laccate di rosso e uno splendido kimono bianco, che l'avvolge totalmente, costringendo il suo corpo a gesti misurati e, per questo, molto posati e raffinati. Sovrappone le mani e socchiude gli occhi, mentre le labbra le disegnano un sorriso sul volto. Pensa a quello che è stato, a quando lui le ha proposto di sposarlo che non erano passati nemmeno quattro mesi dal loro primo incontro; ripensa all'amore sul futon e alle liti che fanno una coppia tale.

Lui le è accanto e segue attento con lo sguardo trasversale i suoi gesti. Le si adegua. Le si accompagna negli equilibri. Ripensa a quando si sono visti la prima volta; a quanto lei, col suo amore, l'abbia salvato dall'infelicità.

Leggo l'emozione nei loro volti ... negli occhi lucidi di lei e nella voce tremante di lui.

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Inizia così il matrimonio di questi due amici a Toyohashi, nella prefettura di Aichi, non molto lontano da Nagoya. Una cittadina che ha visto nascere e crescere lui e che, un giorno, ha visto questa ragazza di città arrivare con lo Shinkansen per conoscere la sua famiglia e il suo passato. Perché nessuna storia d'amore può cominciare se non da quello che è stato.

Ci disponiamo nel largo piazzale che si apre davanti al tempio, in doppia fila, dopo i parenti, e ci uniamo al corteo che vede in capo gli sposi e in coda gli amici più stretti. 

Quando il suono del tamburo si fa insistente, proprio come ci è stato indicato dalla guida, iniziamo a muoverci verso il tempio, oltre il torii che lo introduce. Entriamo rispettando l'ordine di fila che ci è stato assegnato e prendiamo posto, nell'ala destra, in quanto amici e parenti dello sposo. Nell'ala sinistra, parimenti, i familiari e gli amici della sposa.

La cerimonia, celebrata dal 神主 (kannushi, il prete del tempio), segue ritmi piuttosto rapidi, scanditi da inchini e battiti di mani che richiamano le divinità e al contempo gli rendono grazie. A intervalli regolari accompagniamo col capo gli inchini e con le mani il battito degli sposi. Oltre questi brevi momenti in cui siamo chiamati all'azione, c'è immobilità e religioso silenzio. 

Finita la cerimonia al tempio, un piccolo pullman ci accompagna in hotel, dove si terranno invece i festeggiamenti. La sala è piuttosto buia. Sarà una voce fuoricampo a guidare i nostri occhi, insieme a un gioco di luci che ci farà attenzionare punti e momenti specifici all'interno della grande sala.

Mi accorgo subito della disposizione "insolita" dei tavoli. 

Se in Italia i tavoli più prossimi a quello degli sposi appartengono ai parenti, in Giappone l'ordine è invertito. Davanti al tavolo nuziale ci sono rispettivamente quello dei capi e colleghi di lui e quello dei capi e colleghi di lei. Seguono amici e conoscenti. I tavoli dei genitori sono invece ubicati in fondo alla sala. Dal mio tavolo, alla destra degli sposi, non riesco nemmeno a scorgerli.

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La cerimonia al ristorante inizia con gli sposi che accendono tre fiaccole augurali prendendosi per mano e, insieme ai rispettivi genitori, rompono una botte con dentro del sake. Ne bevono insieme solo una parte, inaugurando così i festeggiamenti. Si passa poi ai discorsi: prima il capo di lui, poi il capo di lei. Nell'augurare ogni bene ai due sposi per la nuova vita insieme, si presenta l'azienda, quello di cui si occupa, si ricordano momenti come il primo colloquio di lui, quello di lei ... Aneddoti divertenti e siparietti inediti che, secondo gli intenti, dovrebbero servire a presentare meglio le personalità dei due al resto degli invitati.

È ancora la voce fuoricampo ad intervenire, chiamando a raccolta la zia e la sorella della sposa, le quali la accompagneranno in un'altra sala dell'hotel per l'attesissimo cambio d'abito. Lo stesso sarà per lo sposo, accompagnato invece dagli amici più intimi.

L'attesa è colmata da proiezioni di video e foto. Intanto il clima si scalda, sulla tavola si avvicendano vini e cocktail variopinti. Pur nell'assenza degli sposi, si servono le portate e si consumano senza troppe attese.  Quando arriva il momento, le luci si abbassano e un faro punta su una delle porte della sala. La voce fuoricampo annuncia l'ingresso della coppia: lui in smoking rosso cangiante, elegante e non troppo fuori contesto; lei in abito bianco all'occidentale, scoperto sulle spalle e stretto in vita. Noto che anche l'acconciatura è cambiata.

Arriva poi il momento delle lettere ai genitori, in cui moglie e marito ringraziano di aver ricevuto il dono della vita, augurandosi di non dimenticare quello che è stato e con queste premesse si preparano a tagliare insieme, definitivamente, il cordone col passato.

Tocca quindi ai rispettivi padri. Il padre di lei si prepara a compiere un passo indietro, passando il testimone allo sposo, sotto la promessa che non farà mai soffrire la figlia che gli sta cedendo. Il padre di lui, uno di quelli che ha fatto dell'azienda uno stile di vita, intraprende invece un discorso più complesso, un panegirico immenso che lo vede poi tornare, finalmente, al nodo centrale: augurare gioia e felicità. In tutto questo, le madri non hanno mai l'occasione di prendere la parola, ma si commuovono, servono tè agli invitati tra i tavoli, si presentano e ringraziano della partecipazione.

Durante i festeggiamenti, gli sposi sono spesso chiamati a prestarsi al servizio fotografico con gli invitati. E in tutto questo mi chiedo se abbiano mai avuto il tempo di assaggiare qualcuna delle vivande che hanno scelto per noi con cura. Gli sposi sono infatti seguiti in ogni momento della giornata e ben poco è lasciato alla spontaneità. Uomini e donne in completo, muniti di auricolare, si muovono impercettibili per la sala, aggiustando vestiti, raccogliendo oggetti caduti, spostando sedie, accendendo microfoni.

I festeggiamenti si concludono non molto tempo dopo il cambio d'abito, con gli sposi che usciranno per primi dalla sala seguiti dai genitori. Si preparano ad accogliere gli invitati per i ringraziamenti e i saluti finali. Intanto nella sala le luci si abbassano, per l'ultima volta, e sulla parete parte la proiezione di un video che riassume la giornata appena trascorsa nei punti più salienti. E nel guardarlo, è bellissimo constatare come, nonostante i festeggiamenti si siano appena conclusi, la gioia dei sorrisi di lui e di lei sia destinata invece a perdurare. Del resto, la vera felicità inizia proprio lì, da quel sipario che si chiude, lasciandosi indietro la formalità di gesti e rituali che suggellano solo il principio di una lunga vita insieme.

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