Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: Come la fine di un libro

Shibuya mi accoglie quasi ogni giorno, poco dopo l’alba, e raccoglie pazientemente le riflessioni che le riverso in questi ultimi scocchi d’anno. 

Accoccolata in un caffè poco distante dall’incrocio, osservo la gente che si avvicenda poco fuori l’uscita. Il mattino, qui a Tokyo, è sempre raggiante. Anche alle 5:00, qualcuno è già pronto ad aspettare il treno. Si gioca d’anticipo, per evitare la rush hour.

 

Ripenso a questi tre anni vissuti tra Nishi-eifuku e Takaido, sulla linea della Keio Inokashira con i suoi due capolinea: da un lato Kichijōji e dall’altro Shibuya. Due vertici, due opposti: la calma placida di una zona adulta e consolidata, dove l’eccesso giovanile sarebbe una nota fuori spartito, contrapposta alla frenesia rocambolesca di una realtà che si presta bene alla goliardia immatura. Da un lato il parco di Inokashira, dall’altro l’incrocio di Shibuya; il Marui e il Seibu; l’elefante Hanako e il cane Hachiko.

Eppure, che sia Kichijōji, che sia Shibuya, mi sento a casa in entrambi i luoghi, stretta come in una morsa e protetta da due giganti. 

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A Tokyo le strade non hanno nomi, ma numeri, ed è praticamente impossibile abituarsi ai singoli luoghi, ché subito scompaiono o mutano. Per questo, questa linea del treno è per me la familiarità che Tokyo mi toglie, non per smacco, ma per diretta conseguenza del cambiamento che le si confà.

La linea Inokashira mi ha vista bambina con una mappa in mano, nel tentativo di capire quali spostamenti compiere, terrorizzata all’idea di perdersi. La stessa linea mi ritrova oggi donna, con paure che hanno cambiato nomeentità, forma, colore, dimensione.

La Inokashira mi accompagna al mattino presto e poi alla sera tardi; mi vede piangere e sorridere. Forse anche vomitare. Forse anche dormire. Mi vede sofferente e mi vede euforica.

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Kichijōji è lui, ma Shibuya è lei.

Shibuya mi ha visto sola, insicura e poco convinta di come sarebbe andata. Shibuya a colmare i tempi morti, tra una lezione e l'altra, tra le viuzze del suo shōtengai, con gli odori promiscui di una città che trasuda euforia. Shibuya a farmi le ossa, mentre prendevo decisioni importanti, portavo a termine progetti, coltivavo nuove amicizie. Shibuya ha visto nascere questa scrittura e ora la vede crescere tra i suoi rami.

Shibuya mi è cara forse più di qualunque altro luogo qui a Tokyo, perché è stata casa fin da subito, mi ha accolta senza giudizio e mi ha assecondato senza metter bocca. "È il tuo niwa (庭, lett. giardino)", mi dice sempre K. quando lo conduco senza esitazione e senza google map da una parte all'altra.

Kichijōji è l'altro piatto della bilancia, e la bilancia è la linea Inokashira. Su quei due piatti, c'è tutto il mio presente e tutto il mio futuro.

 

Il 2019 sarà un anno impegnativo. Le basi sono già state gettate e ieri, mentre ero distesa sul letto, non riuscivo a prender sonno. Ripensavo a tutto quello che è stato e a quello che sarà, e mi c'è venuta anche un po' di paura. Niente è stato facile e niente di certo lo sarà. Eppure, sono pronta ad accettare quel che verrà, aggrappandomi agli affetti di sempre e al sentimento buono. Lo devo alle persone con cui ho deciso di intrecciare la mia vita qui in avanti. Costa fatica, ma ne vale la pena.

Allora, per l'anno che verrà io mi auguro e vi auguro che la vita ci sorrida, anche dopo averci fatto lo sgambetto.

La linea Inokashira mi accompagnerà anche l'anno prossimo. Alcuni obiettivi sono già stati fissati, altri ancora non lo sono, ma quel che è certo è che questi tre anni finiscono qui, come un libro di cui ogni pagina è stata scritta con passione e niente poteva essere meglio di come è stato. 

The Greatest Showman - Never Enough Lyric Video - YouTube

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