Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: 死ぬこと以外 Il resto non è che una ferita

Ottobre è appena passato. Un mese intenso, pieno di svolte, passi in avanti e passaggi inevitabili. Perché nell'arco di un anno ci sono sempre quei periodi in un cui ci viene richiesto di agire più che in altri, e allora le giornate si allungano nei risvegli all'alba, nel sonno che si sacrifica per amore dei pesci da pigliare.

Mano alla penna, che attenta si muove sui fogli del futuro. Cercando di evitare l'errore, pronta a dimostrare che merita ancora di restare. Come se da questa sola dipendesse la possibilità di un domani ancora da progettare, su cui condire la speranza che perpetua il presente. E lei, la mano, la pressione la sente e per questo trema.

Intanto il cuore si agita in attesa di risposte, di segnali dal destino, a indicare ancora una volta il passo successivo da compiere e la direzione da dare ai sogni. 

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Un periodo intenso, ottobre, fatto di inizi importanti e progetti che mai avrei pensato di intraprendere, eppure ... eppure ...

A un tratto, la mente si trova a riflettere sull'ansia, sull'agitazione che si accompagna a certe fasi della vita, specie in quelle dove la progettualità si intensifica e si calcifica in prese di posizione e risoluzioni. 

Quando poi si riequilibrano le emozioni, se ne domano gli eccessi, accade che si guarda in faccia la paura per ciò che è realmente e lì ci si accorge che, in fondo, non è niente e quel niente lo stabilisce il paragone con la morte, con la malattia che alla morte può portare.

死ぬこと以外かすり傷 (shinu koto igai kasuri kizu)

"Al di là della morte, il resto non è che una ferita", dicono i giapponesi.

Quando sopraffatti dagli eventi, quasi sull'orlo del panico, improvvisamente accade che tutto si riequilibri; quando, negli attimi di lucidità, ci si scopre ridicoli di fronte al problema, che in fondo ha una soluzione. Tutto ha una soluzione, tranne (appunto) la morte. E anche se non dovesse avere una soluzione, il problema non sarà che una ferita.

"Ogni forma di dolore va rispettato", mi diceva esattamente un anno fa un'amica, sopraffatta dal dolore. "Non mi sta bene che la gente mi giudichi perché soffro per un motivo che può sembrare futile, come se non avessi il diritto di farlo". 

E come darle torto. Ogni sofferenza merita la giusta compassione e il giudizio andrebbe sospeso, perché non necessario e non richiesto. 

I giapponesi non giudicano il dolore altrui, ma a chi confonde il problema con la fine di tutto; a chi non sa discernere tra ostacolo e capolinea; a chi finisce per attribuire un peso spropositato a tutto, perdendo di vista le cose davvero importanti, qualcosa, sì, la dicono e pure forte:

死ぬこと以外かすり傷

Oltre la morte, il resto non è che un graffio destinato a sparire o, al massimo, a lasciare una cicatrice.

Alla morte, invece, non c'è rimedio. E questo ancora una volta ci costringe a comprendere quanto non serva perdersi d'animo per il superfluo, che occorre investire tempo ed energie su cose che meritano davvero. Quando il tempo ci sfugge senza modalità, né ragione, è un po' come se la morte, piano piano, stesse avanzando carponi nella nostra direzione.

Finché c'è salute e finché c'è vita, il resto non è che una ferita.

Happy End (ハッピーエンド)

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