Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: 住めば都 o di mosche dentro a un barattolo

Soffia un'aria fredda dentro l'aula insegnanti. L'autunno è arrivato in punta di piedi, con le sue giornate già più corte, cieli quasi sempre grigi e uggiosi, fogliame variopinto ammucchiato qua e là. 

C'è silenzio e ciascun docente è intento nel suo da fare. Le maniche lunghe che si aggirano tra le scrivanie sanno del tempo di novembre, che a Natale ci mette poi poco ad arrivare e quest'anno il Natale lo passerò a casa, in Italia.

Mi perdo nell'immaginare come sarà a dicembre e quello che ha da venir prima, che mi desta sempre un po' di quell'ansia maledetta che mai m'abbandona.

In un battito di palpebre è arrivato ottobre, il mese delle mie ripartenze, quest'anno anche dei miei trent'anni, un'età importante che demarca, come una linea, il confine tra l'esperire e il definire. E l'anno prossimo sarà tutto in definizione. Già tutto è deciso (o quasi).

Lo scorso weekend ero in Corea, precisamente a Seul, con K. che cercava di spiegarmi le differenze culturali e i tratti somatici, attraverso cui lui sembra saper riconoscere anche a distanza un connazionale da un altro (davvero sbalorditivo!). "I coreani hanno gli occhi più aspri", mi dice senza malizia, "E la faccia è squadrata". Così, mentre tra me e me mi domando la nazionalità di chi ci è a qualche tavolo di distanza, lui ha già dentro di sé la risposta.

Un paese vicinissimo al Giappone, a sole 3 ore di volo da Tokyo, eppure culturalmente distante, di quella distanza che ancora una volta si è allargata dentro al mio cuore, formulandosi in nostalgia per quella che ormai è casa: Tokyo.

Mi sono scoperta abituata al modo di fare giapponese più di quanto pensassi, ai dettagli, anche superflui, che mi accompagnano ovunque; alla gentilezza, anche eccessiva, che mi fa sentire sempre e comunque considerata. Mai totalmente abbandonata a me stessa, ma sempre presa per mano.

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Mi è bastato spostarmi di poco dal Giappone per ritrovare una praticità spicciola, fatta di ovvietà senza sottotitoli, né guide. E mi sono scoperta desiderosa di più dettagli, di più sottotitoli al mio gap culturale.

Meravigliosi i paesaggi esotici, di un'Asia variopinta che sto imparando a conoscere piano piano, sempre più affascinante, sempre nuova per me che la guardo con gli occhi di una sconosciuta ... Gli occhi di una straniera.

E lì mi è venuta in mente un'immagine duplice: quella di una mosca dentro al barattolo.

- La mosca che si dimena, sbattendo le ali da una parte all'altra dell'area circoscritta, che la costringe a movimenti contenuti, limitati e limitanti.

- La mosca che ha fatto dei limiti del barattolo i suoi stessi limiti e danza ora coerente e conforme allo spazio di cui sa. Quel perimetro non le è più d'ostacolo, anzi! È il solo spazio che la mosca adesso conosce e in cui sente di star bene.

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Quel barattolo è l'esatta metafora di ogni luogo sulla terra. Il grado di familiarità ne determina il tipo di vita al suo interno, che può essere come una prigione, oppure una vasta prateria; il secchio, oppure il mare. E la performance della mosca è l'esatta evoluzione che ogni essere umano compie all'interno di un perimetro. 

Esiste in giapponese un'espressione speciale, a cui mi sono già affezionata, perché le parole e gli ideogrammi sono come piccole gemme che amo collezionare in questa lingua. Un'espressione breve, che racchiude in sé un significato intenso. È stato K. a trovarla, mentre cercavo di spiegargli questa percezione. "Forse questa?", chiede, servendomela lì e dando un senso ultimo a queste righe.

住めば都(sumeba miyako). Casa diventa qualunque posto in cui tu riesca a vivere. 

Così Tokyo ha finito per diventare la mia 住み心地 (sumigokochi), il mio luogo del cuore, in cui vivere mi riesce bene e forse meglio di ogni altro luogo sulla terra.

住めば都(sumeba miyako). Se ci vivi bene, allora è casa.

E ho realizzato che è sì bello viaggiare, scoprire e vedere nuovi posti, ma non si placa mai quel bisogno di tornare dove si è stati bene. E per me, ad oggi, quel dove è Tokyo.

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