Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: Oltre il contingente, l'essenziale

Apre le braccia e le stende al cielo. Compie movimenti circolari e respira a pieni polmoni, diretta al sole di questa giornata di agosto, una delle ultime soleggiate della stagione.

Qualche passante la osserva nel suo caschetto bruno, mentre adesso si agita e scuote disarticolata il corpo, per riattivarne la circolazione. Si gode il momento, l’inizio della giornata, che nell’attesa di quello che sarà, è la parte più bella del vivere.

Shibuya sbadiglia e, proprio come quella ragazza minuta, prende vita lentamente. Sono le 9:30 di un solito mercoledì di lavoro, con la sveglia alle prime luci del giorno e un sonno interrotto che più tardi si farà torpore.

Oggi soffia una brezza leggera, che preannuncia l’autunno e con esso certe prese di posizione, certe risoluzioni prima che l’anno si chiuda con gli ultimi bilanci. In un attimo, è già settembre.

Seduti accanto a me in un caffè, un uomo e una donna provano ad avere una conversazione. “Provano”, perché lui non la smette di guardare il cellulare, negandole le attenzioni che lei si lascia pendere dalle labbra.

La donna, con una voce di sigarette e mattino presto, lo stuzzica con domande che ne rivelano la giovinezza del rapporto.

Continua con insistenza, ma l’uomo che le è accanto sbadiglia e divaga. Non la guarda nemmeno per sbaglio e mentre il suo sguardo si perde davanti a sé, tra i passanti all’incrocio, lei gli prende la mano, poi il braccio. Si preoccupa: “Sei stanco?”, ma la risposta rimane vaga.

Poco più avanti, una donna dalle unghie laccate di rosso, in pendant con la pashmina avvolta al collo, legge un libro mentre osserva l’incrocio spoglio di Shibuya. Si perde nella lettura, cercando per le strade quello che il suo libro le regala e che forse la realtà non potrà mai restituirle degnamente.

Nel frattempo, davanti al palazzo 109, la calca di adolescenti frementi si è già radunata. Attendono l’apertura dell’edificio per potersi riversare nei negozi e i capi sgargianti. La ragazza del risveglio muscolare di poco fa è lì fra loro, in prima fila. Vuole essere la prima a tagliare il nastro, la prima a raggiungere Dazzlin per acquistare quel vestito che la farà sembrare più alta, slanciata e bella, proprio come la modella del catalogo e tutto secondo la visione distorta che Facebook & Co. le regalano quotidianamente. Parametri estetici di cui un occhio attento e obiettivo saprebbe riconoscerne l’idiozia. E come lei, tante altre lì fuori, anime fragili convinte che la bellezza stia nell’apparenza e il valore nel possesso, perché questo è ciò che la società oggi ci insegna malamente, qui come altrove nel mondo. 

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R. è sposato da diversi anni con una donna che ama molto, ma lei da qualche tempo non lo ricambia, perché non può permettersi di regalarle la borsa di Prada che brama da settimane; il braccialetto Tiffany che ha adocchiato su Instagram; il viaggio a Okinawa che ha appena fatto la collega stronza, quella che è arrivata in ufficio sventolandole in faccia il  suo soggiorno da sogno. 

Così, lui che l’unica cosa che vuole è un figlio, dovrà rassegnarsi a non averlo mai, perché lei vuole punire così le sue mancanze e i suoi “non posso”.

Provo tenerezza per lui, che ha iniziato a bramare il denaro con la stessa avidità con cui brama un erede, perché anche per lui i soldi sono diventati alla fine il mezzo per avere ciò che vuole.

“Se le faccio un regalo, forse lei ci ripensa”, mi dice con un barlume di speranza negli occhi. 

“Non mi sembra la soluzione …”, do voce alla mia perplessità, col timore di aver mandato in frantumi la sua speranza. “Hai ragione ...”, conclude lui disilluso.

Crediamo spesso e a torto che la felicità sia nel possesso continuo e la smania ci fa perdere di vista il valore del tempo e dell’esistenza, che invece non ci è dato di possedere, ma solo di definire. Ed è proprio in quel definire che la gioia andrebbe ricercata.

Il possesso è una gioia destinata a durare il tempo di una sfoggiata, un complimento probabilmente anche ipocrita. Allora, passata l’euforia e l’entusiasmo, si passerà al desiderio successivo e così ancora, in un continuo rimandare la felicità. 

Dovremmo invece saper farcire le nostre giornate con ricordi indelebili e persone non accessorie, ma essenziali alla nostra esistenza. Il materialismo, come tutto ciò che è contingente, è infatti il preludio dell'insoddisfazione (不満 fuman), che è assenza (不, fu) di pienezza (満, man) e fame continua.

Ji-Eun Lim (임지은) - Imagine - YouTube

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