©Eleonora Blundo

Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: Un regalo per sé

Oggi (17 luglio) qualcuno rientra da un week end allungato di un giorno, “il giorno del mare” (海の日, umi no hi), e il martedì assume i connotati scomodi e sofferenti di una nuova settimana tutta da scrivere.

Una donna e un uomo salgono sul treno e iniziano a litigare. Si parlano con toni accesi e movimentano questa giornata che la maggior parte di noi vorrebbe baipassare. 

Mi volto verso la donna che insiste nelle sue ragioni costringendo l’uomo ad ammettere una colpa che forse non ha e lui, che non vuole oltraggiare ulteriormente la giornata che si preannuncia pesante, finisce per chinare il capo e chiedere scusa. 

"Shitsurei shimashita" (失礼しました, mi perdoni la scortesia), borbotta rassegnato. Ma è un attimo e vedo lei, con gli occhi gonfi di lacrime, fissare il tablet senza però vederlo. Sembra esasperata, ma non con l’uomo del diverbio appena avuto. Lui è stato solo l’ultima goccia, la miccia che ha fatto esplodere il meccanismo già innescato.

Nel tragitto verso la Shōnan Shinjuku Line, un anziano signore lamenta un dolore al piede sinistro. Una sweet lolita glielo ha appena attraversato con il suo trolley, lungo il tragitto fremente verso Shibuya e Harajuku. 

Si scusa la ragazza in bianco e rosa, ma il dolore non si placa e il vecchio rimane lì, corrucciato in una smorfia di dolore e disappunto.

"La giornata inizia proprio bene!", penso fra me e mi avvio al binario. 

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Arrivata a Kamakura, per un impegno di lavoro improvviso, ecco un incontro inaspettato con chi non avrei mai pensato di incrociare, proprio lì e proprio a quell'ora. Lo sguardo incredulo di entrambe, uno scambio veloce di battute nella fretta del commiato perché il lavoro ci reclama priorità. 

L'incontro che nella casualità è destino, unmei 運命, un movimento 運 che asseconda la vita 命. 

Ho il tempo di prendere un frappuccino allo Starbucks della stazione e due chiacchiere cortesi con la cassiera. L'impegno di lavoro si risolve in poche ore e nell'attesa del successivo mi dirigo verso lo shōtengai vicino alla stazione.

"Excuse me!", chiedono la mia attenzione tre bambini che vogliono rivolgermi delle domande. Un po' in inglese, perché loro vogliono mettersi alla prova con una straniera, e un po' in giapponese per abbattere la distanza che li intimorisce. Mi rivolgono tre semplici domande: 1) Di dove sei? 2) Ti piace il Giappone? 3) Scegli uno sport fra questi (e mi porgono un cartellone con dei disegni fatti a mano). Mi ringraziano del tempo e della disponibilità, poi mi invitano a prendere due origami da una piccola scatola: è il loro modo per sdebitarsi della cortesia, del tempo reso che qui è come l'oro. 

Vengo inspiegabilmente assalita da un senso di serenità. La gioia, penso, è nelle piccole cose e nelle piccole dosi, proprio come quell'incontro inaspettato, quei bambini e i loro origami. Tante piccole gioie, messe in fila, impreviste e nate dai malumori della mattina che li ha preceduti. Come fiori sbocciati dalla melma ...

Il cielo di oggi al tramonto è azzurro, tempestato di nuvole rosa. Un cielo che trasmette calma e non lascia presagire l'arrivo del tifone che domani colpirà Tokyo, minacciando ritardi e blocchi dei treni. Un cielo che è come un regalo, una ricompensa della vita alla vita stessa, che a volte ci dà del filo da torcere, ma che poi, quando ci premia, sa farsi perdonare.

Credo che ognuno di noi abbia bisogno di questi regali, che a volte non vanno pretesi ma solo attesi con pazienza, e altre vanno invece ricercati con occhio vigile e mani pronte ad afferrarli.

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In giapponese esiste un'espressione, 私へのご褒美 (watashi he no gohōbi), che indica una ricompensa per se stessi. E questa ricompensa può essere svegliarsi al mattino con accanto l'amore, lo scambio di un sorriso con un bambino in treno, il cielo d'estate, un caffè per colmare i vuoti, i piedi dentro la sabbia e il bagno nell'oceano. Ma può anche essere un oggetto, quello che si è bramato in vetrina per mesi e che, dopo una lunga attesa, si è deciso di acquistare. Perché è vero che non si può avere tutto e che la smania del possesso va domata, ma è anche vero che, ogni tanto, un regalo per sé fa bene al cuore. E quando questo regalo è meritato, frutto di sacrificio e lavoro, nato dalla melma e dal fango che hanno abbruttito le giornate, esso diventa qualcosa di più che un semplice oggetto: è lo stimolo per proseguire il cammino. 

Special credit to R. Yamada for the header and R. Biancardi for the profile picture.