Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: La felicità delle occasioni liete

Sale sul treno, goffa e minuta. Si affretta, impedita dagli arti avvizziti, per prendere posto tra la folla che si è appena riversata sul treno. Finalmente riesce a sedersi e io, poco distante, la osservo.

Per tutta la durata del viaggio verso Kichijoji, mi trovo a pensare a come deve essere invecchiare a Tokyo; a come ci si debba sentire quando il mondo tutto intorno corre a un ritmo che non è il tuo, rincorrendo un tempo che non è più quello dei tuoi arti.

Provo ad immaginarmi in questa realtà fino alla fine dei miei giorni, perché pur nell'incertezza del futuro, c'è progettualità e desiderio.

Camminando lungo il Megurogawa, osservando i ciliegi che si rovesciano sulle sponde e i petali che fluttuano nell'aria prima di raggiungere l'acqua, K. mi tiene per mano e mi rassicura: la gradualità insita in tutte le cose fa sì che il corpo e la mente si abituino da soli al cambiamento. Un po' per volta. Passo dopo passo. Giorno dopo giorno. Non c'è salto, dunque, ma connessione tra le fasi della vita e tutto si evolve con naturalezza, senza che ce ne accorgiamo.

C'è tanta saggezza nelle sue parole, tanta calma nel suo sguardo, che si perde tra l'hira hira (ひらひら, fluttuare, svolazzare) dei petali rosa e bianchi dei sakura della stagione.

D'improvviso intona una canzone, a voce bassa, e mi osserva sorridente. È il suo modo gentile di tranquillizzarmi. E io mi godo il momento, perché so che anche quello volerà via come gli altri mentre cerco di trattenerlo con la mente e lo sguardo.

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Gli alberi si stanno via via spogliando dei fiori che hanno ospitato nelle ultime settimane, assumendo gradualmente le vesti di maggio. Qua e là per le strade, cumuli di petali.

E mentre osservo la poesia di questi giorni di primavera, penso che sì, il Giappone, con le sue tante, piccole e grandi sfumature, mi ha proprio cambiato.

Ha smussato certi angoli, ne ha rafforzato una manciata e ne ha forse indebolito una porzione.

Mi ha dato tanto in questi anni, così tanto da farmi sentire completa e appagata. E il senso di gratitudine non mi abbandona mai, nemmeno nei momenti difficili, in cui ho quasi l'impressione di aver perso la rotta. Nemmeno nei giorni in cui mi assale la malinconia.

Il Giappone ha reso possibili cose che credevo impossibili, perché in fondo bastava semplicemente essere nel posto giusto, con le persone giuste. Ci sono state tante prime volte, e il timore e la paura sono stati sempre vinti, lasciando il posto a una felicità sincera e genuina.

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Felicità in giapponese è shiawase (幸せ) e racchiude in sé la fortuna (幸運, kouun) di un'occasione (運, un) lieta (幸, kou). Ecco, il Giappone è stata la mia occasione lieta, quella per cui sono oggi grata alla vita.

Sono convinta che le cose accadano sempre per una ragione e che il destino (運命, unmei), con i suoi segnali (印, shirushi), giochi una parte fondamentale nelle nostre vite. Per cui è inutile adirarsi.

Il Giappone mi ha insegnato a omaggiare questi segnali, stando a stretto contatto con la vita e con gli altri, cercando di prendere da ogni cosa che mi circonda tutto il possibile; seminando e raccogliendo ogni giorno, mai a vuoto, ma sempre con un obiettivo e per una ragione. Ed è magico come lui riesca a ricamare sulla mia vita come su un telo bianco, abbellendola e arricchendola di tante, piccole gioie quotidiane.

Sono felice. In fondo, lo sono sempre stata. Anche quando ho avuto gli occhi lucidi. Anche quando sono caduta e poi mi sono rialzata. Anche quando ho creduto di non farcela e anche quando ho ricevuto uno schiaffo. 

Il Giappone mi sorride gentile anche quando io gli tengo il broncio. Mi insegna che non devo prendermela troppo, che la vita va presa come viene e che c'è sempre una soluzione a tutto, basta avere la pazienza di cercarla. Mi insegna che ne vale la pena, sempre e comunque.

Il Giappone mi ha preso la mano dal primo istante, lasciandola di tanto in tanto, come un genitore la lascia a un figlio per vederlo compiere i primi passi in autonomia. Quando cado, lui torna a riprendermi, per spiegarmi pazientemente il perché delle cose. Perché c'è sempre un modo per capire le ragioni di quello che ci accade. E questo mi rassicura. Mi fa sentire protetta.

Domani forse cadrò di nuovo, ma sono pronta. So che mi rialzerò di nuovo e poi di nuovo ancora.

いきものがかり SAKURA - YouTube

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