Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: Perdersi e ritrovarsi

Marzo è un mese che rifuggo anno dopo anno. Forse perché, indipendentemente da dove mi trovi e da dove abbia vissuto negli ultimi dieci anni, mi ha sempre riservato mancanze e un po' di sfiga.

Ma marzo è stato anche il mese di alcuni dei regali più belli della vita, come la prima laurea e una recente proposta, di quelle che non avrei mai pensato di ricevere, e che suona più come una promessa. 

Un misto di "Che bello!" e "Che sfortuna!", insomma, che a prescindere dal luogo in cui sei ti fanno sentire straordinariamente adatto e anche insopportabilmente fuori posto.

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Così, nella sfiga generale di questo mese trascorso con gli stessi alti e bassi di un elettrocardiogramma impazzito, mi sono trovata spettatrice di un tentato furto in casa mia a Tokyo, senza che nessuna delle agenzie a cui mi sia rivolta per far presente il fatto si sia mossa per far qualcosa. Un rimpallo di telefonate che, purtroppo, alla fine mi ha convinto a desistere.

Un Giappone che non credevo possibile e invece...

L'episodio mi ha lasciato abbastanza sgomenta e speventata, forse perché per la prima volta mi sono sentita sola come mai.

Poi, come se la vita giocasse a carte col destino, decidendo tra la buona e la cattiva sorte, tira fuori dal mazzo gente sbagliata, proprio quando le cose stanno già andando per la loro. E per un attimo, tutto o quasi appare come un continuo farsi in quattro per dimostrare all'indifferenza, che purtroppo c'è, qua e là, disseminata in qualche angolo.

La pazienza, che alleno ogni giorno, e che non perdo se non in rarissimi casi, si è scontrata a forza con i magheggi del destino. E mi son resa conto che forse, qualche volta, è fondamentale prendersi una pausa da quello che ci circonda, che certe volte può diventare troppo, persino per gli approcci più sani e aperti, puri e sconfinati.

In una realtà come quella tokyota, purtroppo, è facile perdersi perché tutto diventa prioritario a se stessi.

E non c'è niente di male in questo, anzi. Se non fosse che, a un certo punto, ci si scopre esaustiEd è a quel punto che si sente il bisogno di ritrovarsi e riprendere le fila della propria esistenza, che si è come spalmata tra l'oggi e il domani, risucchiata da una realtà che sa esattamente su quali punti andare a battere, quali le falle e quali le debolezze.

Mi scopro ad affrettare il passo anche quando potrei solo passeggiare rilassata sulle rive del Kanda; in anticipo sugli orari dei treni per andare a lavoro, in uno stato di costante assennatezza.

Corro. Corro sempre, anche quando potrei non.

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Così, ieri, ho preso la mia borsa blu, quella grande che mi porto a scuola, e c'ho messo dentro un libro (che avrei dovuto finire già mesi fa), dell'acqua, un mp3 e un telo. E sono partita alla volta di uno dei tanti parchi di Tokyo, per un hanami improvvisato e in totale solitaria.

Eravamo io e me, a goderci i sakura della stagione, e anche se intorno c'erano migliaia di persone, le stesse per le quali giorno dopo giorno mi faccio in quattro per dimostrare qualcosa che possa avvalorare la mia permanenza, ho avuto occhi solo per me stessa e per quella persona che in fondo meriterebbe più clemenza.

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