Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: Fame d'amore (Parte seconda)

In giapponese esiste un termine, katsudō (活動), che suggerisce impegno attività. Due ideogrammi che racchiudono in sé vita (活) e movimento (動). L'esserci e il fare. 
Esiste così il bunka-katsudō  (文化活動), per designare l'attività a sfondo culturale ed esiste lo shushoku-katsudō (就職活動), per chi inizia a cercare lavoro poco prima di finire gli studi universitari, seguendo il normale iter accademico per tutti i ragazzi giapponesi. 

Tra le molteplici combinazioni di ideogrammi, c'è poi il kon-katsudō (婚活動), per quelli che, non più in età da marito e moglie, ricorrono ad agenzie matrimoniali e partner agent per trovare un compagno di vita. Perché in alcuni casi il matrimonio può diventare anche una questione d'età. E qui, chi ha da molto superato i 25, lo sa bene. 

Durante una delle nostre solite lezioni, Y. mi racconta di aver iniziato il suo kon-katsudō. Mi spiega che in Giappone esistono numerose agenzie specializzate con servizi online. Basta registrarsi e compilare il proprio profilo con tutte le informazioni del caso. Una volta pagata la somma necessaria per usufruire del servizio, si può iniziare la ricerca. 

Con mia sorpresa, scopro che sono molti i giapponesi che ne beneficiano, intraprendendo questa attività matrimoniale con la stessa naturalezza con cui intraprenderebbero una qualsiasi altra attività. La ritrovi lì sullo schedule, tra le ore d'ufficio e la palestra.

Perché c'è bisogno di stabilità e di concretezza in questa vita. E là dove non interviene il destino, bisogna darsi da fare, agire senza stare ad aspettare il fato.

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La realtà di ogni giorno mi tiene all'erta sulla gradualità dell'esistenza, le cui tappe e i cui traguardi ne addomesticano il tempo. La parola matrimonio sbuca fuori da ogni discorso, con naturalezza e disinvoltura, e l'idea del "grande passo" si ridimensiona, acquistando una maggiore praticità e praticabilità.

Avverto la necessità di portare avanti progetti e percorsi. La percepisco come linfa vitale fra la gente, in ogni angolo di questa città.
È il bisogno esistenziale profuso di continuare un percorso intrapreso, di finire e ricominciare, di andare avanti e costruire. Non c'è attesa inerte, ma ogni singolo istante dell'esistenza con il suo peso e la sua funzione. 

Sempre affamata di azione e movimento, Tokyo mi insegna che la vita può essere pienamente vissuta se si impara a gestirne con cura il tempo, senza troppo sprecarlo. Non c'è desistenza, dunque, ma perseveranza e ostinazione. 

Così il matrimonio diventa un'idea accessibile e un passo disinvolto, che si spoglia della sua parvenza complicata per vestire abiti più sobri e rivelarsi per quello che è poi nella sostanza: un tassello, non più, né meno importante di quelli già inseriti nel proprio percorso di vita. Un altro traguardo, un'altra tappa fra le tante. E il Giappone mi insegna che non deve esserci timore, né clamore. Ché la vita va presa come viene, senza troppe attese o aspettative, che rischierebbero solo di rallentare il flusso del nostro esistere.

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