©Eleonora Blundo

Fudemame in Tokyo

Pensieri, riflessioni, considerazioni sparse di un'italiana in Giappone.

Vivere Tokyo: Obiettivi di vita e vie di salvezza

Quando si parla di amori (愛, ai) e passioni (情熱, jōnetsu) l'incomprensione altrui è dietro l'angolo. Naturalmente non si può sperare che tutti capiscano e condividano quello che proviamo, ma ciò che fa male è certamente la derisione ignorante che spesso si accompagna a questo stato di mancata empatia.

Il mio interesse per il Giappone è nato quando ero molto piccola e, come per la maggior parte (forse), guardando gli anime in TV. Tutte le sigle, che oggi ricordo con nostalgia, sono state la colonna sonora della mia infanzia. 

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Eppure, molti anni fa, probabilmente come accade a molti ragazzini a quell'età, ho vissuto un periodo fatto di persone che me ne hanno fatto vergognare, sebbene non ne avessi motivo. Ma questo lo si capisce sempre dopo.

Non avevo idea di che cosa fosse un manga e, per la verità, nemmeno un anime. Per me c'erano i "cartoni animati", nella terminologia più comune ai più. 

Avevo da poco cominciato a navigare su internet. Mio padre me lo lasciava usare per due ore ogni sabato pomeriggio di ritorno da scuola e per me era la felicità. Spendevo quelle due ore alla ricerca di qualcosa, qualcosa che alla fine mi ha portato dove sono adesso.

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Oggi non è raro che i miei studenti mi chiedano perché il Giappone, perché il giapponese. Domande lecite, che tuttavia non trovano una risposta univoca, facile, immediata. Affatto.

Cerco, mio malgrado, di accontentarli nella curiosità, nell'interesse manifesto, che quando è genuino va assolutamente assecondato. Per loro è così insolito che io possa amare il loro paese, che possa trovare in esso tanti perché al mio presente. Ma loro sono figli della loro cultura, esattamente come io della mia. A ruoli ribaltati, anche per me il perché del loro amore viscerale per l'Italia sarebbe parzialmente inaccessibile.

Nel rispondere la prendo un po' alla lontana, partendo dagli anni '90 e passando poi per i 2000, che sono stati anni difficili e delicati. Anni che oggi mi tornano utili, perché ogni giorno imparo a mie spese che i lupi sono ovunque e bisogna sapersi difendere. E ancor più che se stessi, bisogna difendere quello in cui si crede fermamente. La prima cosa non mi riesce ancora molto bene, ma sulla seconda non ho dubbi.

Arrivo così agli anni dell'università, ma la spiegazione rimane in difetto, sebbene io stessa abbia il desiderio di condividere con loro le ragioni che mi hanno spinta a scegliere una strada, piuttosto che un'altra.

Per me, il Giappone ha rappresentato e rappresenta tante cose. Mi perdonerete il cliché.

Il Giappone è la costanza e la tenacia che non mi hanno mai abbandonato; la ricompensa a tutti gli sforzi compiuti; il premio per ogni sacrificio.

Il Giappone rappresenta l'autonomia economica, affettiva, fisica. L'autonomia in ogni sua forma. È il lavoro che volevo fare e a cui sono sempre meno disposta a rinunciare, sebbene la vita sia imprevedibile e occorra sempre concedersi il beneficio del dubbio, per evitare di rimanerci troppo male. 

È la casa che volevo. Piccola, ma mia in ogni suo angolo. 

Potrei raccontare di quelle volte in cui mi è crollato il mondo addosso. Di quando le mie certezze sono come sparite. Se ne sono andate, nonostante io le abbia messe (pensavo) di fianco a me, sperando corressero con me. Volevo avere tutto, mantenere un equilibrio tra cose, probabilmente, troppo diverse e lontane fra loro. Credevo fosse possibile, ma purtroppo, come spesso accade in questi casi, mi sono sbagliata.

Nel dolore della rinuncia e della scelta, il Giappone mi ha salvata, ancora una volta e il senso di gratitudine si accresce, giorno dopo giorno. Lo ritrovo incontenibile, oggi più di ieri.

La morale è che, per quanto egoisti si possa sembrare a volte nel perseguire i propri obiettivi, bisogna continuare su questa strada. Bisogna comunque concedersi delle priorità, perché non c'è cosa peggiore di riscoprirsi un giorno soli e senza sogni. 

Ecco perché io il mio sogno l'ho difeso a spada tratta. Con le unghie e con i denti. Perché quando si ama qualcosa o qualcuno, si ha il dovere di proteggerlo, specie davanti agli altri, ai lupi che sono pronti a farlo a pezzi, perché non ci vedono nient'altro che carne da macello. Ogni amore che si rispetti se lo merita. Si merita di essere difeso davanti all'ignoranza e alla saccenza, la superficialità e il pressapochismo, dalle risa di scherno e dal senso del ridicolo di quanti, purtroppo, non sanno e non possono comprendere. 

Ci sarà sempre qualcuno che davanti a un perché ben spiegato non ne coglierà il senso profondo; che davanti a una passione genuina riderà perché il confronto gli costa fatica. Ma non importa. 

Ciò che conta davvero è che ci crediate voi, perché ogni amore ha bisogno di un solo alleato: voi stessi.

Special credit to R. Yamada for the header and R. Biancardi for the profile picture.